Il 10 febbraio si apre a Parigi l’“AI Action Summit”. Si prevedeva la partecipazione di almeno un centinaio di capi di Stato e di governo, incluse rappresentanze degli Stati Uniti e della Cina, insieme a esponenti della società civile e dirigenti di aziende tecnologiche specializzate nell’AI. Tra i partecipanti di rilievo segnalati da Le Monde figurano Elon Musk, Sam Altman (OpenAI) e Sundar Pichai. L’applicazione avverrà gradualmente, accompagnata da dibattiti e possibili obiezioni sulle modalità di attuazione.
Il 2 febbraio l’Unione europea ha promulgato ufficialmente il regolamento sull’AI, segnando l’introduzione della prima normativa internazionale organica al mondo in materia di AI, generalmente nota come EU AI Act.
È molto probabile che durante il vertice le autorità di regolamentazione affrontino temi relativi agli effetti del regolamento sulle attività degli sviluppatori e degli utenti di AI. La versione definitiva del regolamento sull’AI è stata approvata a maggioranza dal Parlamento europeo il 13 marzo 2024, con 523 voti favorevoli, 46 contrari e 49 astensioni. Il documento era stato concordato già nel dicembre 2023 con la Commissione europea e gli Stati membri dell’UE. Secondo un comunicato del Parlamento europeo, mira a proteggere “i diritti fondamentali, la democrazia, lo Stato di diritto e la sostenibilità ambientale dall’AI ad alto rischio”, promuovendo al contempo l’innovazione e rafforzando la leadership dell’Europa in questo settore.
Si tratta quindi di una legge e non di una direttiva. Ciò significa che è un atto giuridico con efficacia diretta all’interno dell’Unione europea. Per tutti i soggetti che sviluppano o integrano l’AI nelle proprie attività commerciali, un elemento importante è rappresentato dai servizi offerti dall’agenzia Eesti Firma, tra cui la consulenza legale e societaria nei mercati delle cripto-attività, dell’intelligenza artificiale e di ogni altro tipo di asset digitale.
AI Act: principali divieti ed esenzioni
Alcune applicazioni di AI sono semplicemente vietate dall’AI Act. Tra i divieti più significativi figura quello della sorveglianza biometrica di massa in tempo reale. Altre applicazioni di AI rientrano invece in diverse categorie di rischio, da basso ad alto, alle quali corrispondono differenti requisiti di sicurezza e trasparenza.
Dal 2 febbraio le norme dell’UE vietano i sistemi di AI che presentano “rischi inaccettabili” per la sicurezza e i diritti delle persone. Sono previste eccezioni per motivi di sicurezza nazionale.
In concreto, sono vietati i programmi che valutano il comportamento sociale delle persone e assegnano loro dei “punteggi”. Un simile sistema di valutazione sociale, utilizzato in Cina per premiare o penalizzare i cittadini in base al loro comportamento, è ora vietato nell’UE.
Nei luoghi di lavoro e negli istituti scolastici sono state vietate anche le tecnologie di riconoscimento delle emozioni basate sull’AI. Sono proibiti i sistemi di AI che utilizzano metodi ingannevoli per manipolare il comportamento, in particolare quello dei bambini. Ad esempio, non sono ammessi giocattoli parlanti che potrebbero suggerire ai bambini di compiere azioni pericolose.
Tra i sistemi che sfruttano le persone vulnerabili rientrano le chiamate automatizzate (Robo-Calls), che possono essere potenzialmente utilizzate per commettere frodi ai danni degli anziani.
In generale, il riconoscimento facciale è vietato negli spazi pubblici, anche se il sistema può essere utilizzato dalle forze dell’ordine per indagare su reati gravi, in particolare la tratta di esseri umani e il terrorismo. Secondo Caterina Rodelli, analista delle politiche UE presso l’organizzazione globale per i diritti umani Access Now, si tratta di un’eccezione tutt’altro che soddisfacente. Come riportato da Euronews, Rodelli ha descritto la situazione con queste parole: “Se un divieto prevede delle eccezioni, allora non è più un divieto”.
Valutazione del rischio secondo il regolamento UE sull’AI
Le aziende che sviluppano o utilizzano l’AI devono valutare i livelli di rischio dei propri sistemi e adottare le misure necessarie per garantire la conformità alle norme giuridiche. La Commissione europea insiste sul fatto che il regolamento non intende ostacolare l’innovazione, bensì rendere l’AI sicura e trasparente. Di conseguenza, i fornitori di AI devono assicurarsi che tutte le persone coinvolte nello sviluppo e nel funzionamento di tali sistemi possiedano sufficienti “competenze in materia di AI”.
La mancata conformità all’AI Act sarà punita con sanzioni fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato annuo globale dell’azienda, a seconda di quale importo sia maggiore e in funzione della specifica violazione e delle dimensioni operative dell’azienda. Queste cifre superano le sanzioni massime previste dal Regolamento generale sulla protezione dei dati dell’UE, che limita le multe a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato annuo globale.
Critiche e avvertimenti
Tasos Stampelos, responsabile delle politiche pubbliche e delle relazioni con le istituzioni dell’UE presso Mozilla, aveva dichiarato in precedenza a CNBC che, sebbene la legge “non sia perfetta”, è “assolutamente necessaria”.
“È importante capire che l’AI Act è principalmente una normativa sulla sicurezza dei prodotti”, ha affermato Stampelos durante una conferenza organizzata da CNBC. “Come è già avvenuto con le norme sulla sicurezza, l’adozione di una legge non significa che il processo sia concluso. Seguiranno diverse misure e chiarimenti successivi”.
“La conformità alla legge dipenderà attualmente dagli standard, dagli orientamenti, dalla legislazione secondaria e, più in generale, dagli strumenti derivati che in futuro definiranno cosa significhi concretamente essere conformi”, ha aggiunto.
Le critiche arrivano anche dall’associazione di categoria Bitkom: secondo i suoi rappresentanti, la nuova legge non è definita con chiarezza e i legislatori hanno imposto requisiti rigorosi e scadenze serrate senza aver “fatto i compiti a casa”. Per quanto riguarda i rischi legali, le aziende sono lasciate a sé stesse, ha affermato Susanne Demel, membro del consiglio direttivo di Bitkom. Mentre gli Stati Uniti investono centinaia di miliardi nell’AI e la Cina lavora a potenti modelli linguistici, Demel è convinta che “la Germania e l’UE stiano creando ostacoli agli sviluppatori”.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde hanno accentuato il senso di crisi con un post congiunto sui loro blog, avvertendo che la competitività europea nell’AI è in pericolo. “Mentre il mondo sta vivendo una rivoluzione dell’AI, l’UE rischia di rimanere indietro”, hanno affermato.
Approcci diversi: UE e Stati Uniti sotto Donald Trump
Nel frattempo, a differenza dell’approccio normativo europeo, all’inizio del secondo mandato di Donald Trump, cominciato nel gennaio 2025, il governo degli Stati Uniti ha scelto una linea molto diversa. La sua amministrazione ha ulteriormente allentato vincoli già limitati, revocando precedenti ordini esecutivi e promuovendo investimenti miliardari da parte del settore tecnologico.
La Casa Bianca ha annunciato il lancio del progetto infrastrutturale “Stargate”, con investimenti complessivi fino a 500 miliardi di dollari nell’arco di quattro anni. Il denaro sarà investito nello sviluppo di data center e di altri componenti dell’infrastruttura per l’AI. Donald Trump ha sottolineato che “tutto questo sta accadendo qui, in America” e ha promesso di presentare il dettagliato “AI Action Plan” entro i successivi 180 giorni.
Gli analisti osservano che l’obiettivo principale della nuova strategia americana è rafforzare il predominio degli Stati Uniti nell’AI. Gli esperti ritengono che i diversi approcci dell’UE e degli Stati Uniti avranno conseguenze a lungo termine sulla competizione globale nell’AI. Oggi gli Stati Uniti sono leader nella ricerca e negli investimenti, trainati da giganti tecnologici quali Google, Meta, Apple e OpenAI. La Cina occupa la seconda posizione ed espande rapidamente le proprie capacità nel campo dell’AI. Mentre gli Stati Uniti si concentrano sullo sviluppo del settore IT e sugli interessi nazionali, l’Europa mantiene norme rigorose e punta sulla tutela dei consumatori.
Il futuro della governance globale dell’AI rimane quindi incerto. Mentre l’UE cerca di tutelare l’innovazione attraverso una regolamentazione dettagliata dei rischi e la trasparenza, gli Stati Uniti perseguono una strategia volta a ridurre al minimo gli ostacoli per le imprese. Gli osservatori sottolineano che l’equilibrio tra sicurezza e innovazione determinerà il ruolo dell’AI nell’economia e nella società nei prossimi anni.