Ogni norma europea su blockchain e finanza digitale parte dalla stessa domanda: che cosa si considera una cripto-attività? La risposta stabilisce quale insieme di regole si applica a un token, chi lo vigila e cosa può aspettarsi chi lo detiene. Il Regolamento sui mercati delle cripto-attività, comunemente abbreviato in MiCA, risponde con un’unica frase nel suo articolo sulle definizioni.
Questa guida analizza quella frase in linguaggio semplice: ogni elemento del criterio giuridico, ciò che la definizione esclude deliberatamente, le famiglie di token riconosciute dal regolamento e il vocabolario — asset digitale, asset virtuale, token, criptovaluta — usato spesso per indicare pressoché la stessa cosa.
Il significato giuridico di cripto-attività ai sensi del MiCA
L’articolo 3, paragrafo 1, punto 5, del Regolamento sui mercati delle cripto-attività definisce una cripto-attività come una rappresentazione digitale di un valore o di un diritto che può essere trasferita e memorizzata elettronicamente, utilizzando la tecnologia a registro distribuito o una tecnologia analoga. Per quanto breve, questa frase fissa il significato giuridico del termine e l’intero ambito del regime.
Tre condizioni, tutte necessarie
L’elemento deve essere una rappresentazione digitale di un valore o di un diritto; deve poter essere trasferito e memorizzato elettronicamente; e la tecnologia sottostante deve essere un registro distribuito o qualcosa di comparabile. Se manca anche solo una condizione, ciò che si possiede non è una cripto-attività ai sensi del diritto europeo.
Una rappresentazione digitale di un valore o di un diritto
La prima condizione copre due cose diverse. Un’unità può rappresentare un valore — qualcosa per cui le persone sono disposte a pagare o da scambiare con denaro. Oppure può rappresentare un diritto — l’accesso a un servizio, una quota di una ricompensa, un voto sulla gestione di un progetto. È sufficiente l’una o l’altra. Conta anche la parola rappresentazione: il token rimanda a qualcosa, non è la cosa stessa, e la registrazione sul registro può separarsi dalla pretesa sottostante.
Trasferibile e memorizzabile elettronicamente
Una cripto-attività deve poter cambiare titolare ed essere detenuta. In pratica, il token può essere inviato da un wallet a un altro attraverso una rete e conservato lì, senza banche, caveau o certificati cartacei in alcun punto della catena.
Mediante tecnologia a registro distribuito o tecnologia analoga
La tecnologia a registro distribuito (DLT) indica una registrazione conservata in parallelo su molti computer indipendenti e mantenuta sincronizzata da una procedura concordata, anziché da un unico amministratore. Una blockchain è la forma di DLT più nota. L’espressione finale o tecnologia analoga è intenzionale: mantiene la definizione neutrale rispetto alla tecnologia, così che un modello di registro non ancora inventato non sfugga alle regole. Vale anche il contrario. Un saldo nel sistema interno di una banca, i punti di un programma fedeltà e il saldo di valuta in un gioco sono digitali e in un certo senso trasferibili, ma ciascuno risiede in una registrazione controllata da un solo operatore; pertanto nessuno di essi è una cripto-attività.
Cosa non è una cripto-attività
Il regolamento è stato scritto per disciplinare asset non coperti da precedenti norme finanziarie. Quando uno strumento è già regolamentato, continua ad applicarsi il precedente insieme di regole e il regime delle cripto-attività si fa da parte. Rivestire di token un prodotto noto non cambia nulla: decide la sostanza, non la confezione.
| Fuori dall’ambito | Perché |
|---|---|
| Strumenti finanziari | Azioni, obbligazioni, quote di fondi e derivati tokenizzati restano soggetti al diritto dei valori mobiliari, come la MiFID II. |
| Depositi | Denaro detenuto presso un ente creditizio, inclusi i depositi strutturati. |
| Fondi ai fini dei pagamenti | Banconote, monete e moneta scritturale in quanto tali, salvo che l’unità sia qualificabile come token di moneta elettronica. |
| Posizioni di cartolarizzazione | Coperte dal quadro specifico per le cartolarizzazioni. |
| Prodotti assicurativi e pensionistici | Coperture vita e danni, nonché prodotti pensionistici professionali o personali. |
| Moneta di banca centrale | Valuta emessa da una banca centrale nell’esercizio delle proprie funzioni di autorità monetaria. |
| Token unici e non fungibili (NFT) | Elementi realmente unici e non intercambiabili con alcun’altra moneta o token. |
| Registrazioni fuori da un registro condiviso | Punti fedeltà, saldi nei giochi e altre scritture contabili interne. |
Il criterio dell’unicità guarda al comportamento, non alle etichette
Definire unico un NFT non lo rende tale. Dividere un’unità in frazioni intercambiabili ne elimina l’unicità, e una serie ampia i cui elementi differiscono soltanto per un numero o un attributo minore indica fungibilità. Ciò che conta è se il mercato considera le unità sostituibili.
Tipi di cripto-attività: le tre famiglie
Tutto ciò che supera il test in tre parti è una cripto-attività. Il regolamento classifica poi tali asset in base a ciò che promettono riguardo al proprio valore: un token sostenuto da un paniere di valute o materie prime, un token ancorato a una singola valuta e tutto il resto — il gruppo che comprende Bitcoin, Ether e la maggior parte degli esempi noti sul mercato.
| Famiglia | Cosa la distingue |
|---|---|
| Token collegato ad attività | Mira a mantenere un valore stabile facendo riferimento a un altro valore o diritto, o a una combinazione di essi — un paniere di valute, una materia prima o un insieme misto. |
| Token di moneta elettronica | Mira a mantenere un valore stabile facendo riferimento a una valuta ufficiale, comportandosi quindi come una rappresentazione digitale di quel denaro. |
| Ogni altra cripto-attività | Tutto ciò che non rientra nelle due categorie precedenti: unità prive di qualsiasi meccanismo di stabilizzazione e utility token, che esistono solo per fornire accesso a un bene o servizio offerto dal loro emittente. |
Nel testo giuridico manca vistosamente una parola: stablecoin. Il regolamento la evita perché descrive un obiettivo, non una struttura. Ciò che il mercato chiama stablecoin rientra in una delle prime due famiglie, a seconda di ciò a cui il token fa riferimento per la stabilità.
Cripto-attività, asset digitale e asset virtuale: il vocabolario
I principianti sono spesso disorientati dal numero di parole in circolazione per quella che sembra la stessa cosa. La differenza è soprattutto istituzionale — organismi diversi hanno scelto etichette diverse — più che concettuale. Varia anche la grafia: il regolamento usa il trattino, mentre il mercato spesso scrive il termine senza trattino, ma questo non cambia nulla.
- Asset digitale — il termine più ampio e più comune in Nord America. Ogni cripto-attività è un asset digitale, ma non vale il contrario: una fotografia o una riga di database sono asset digitali e nulla più.
- Asset virtuale — il vocabolario del Financial Action Task Force, l’organismo che stabilisce standard globali antiriciclaggio. Comprende rappresentazioni digitali di valore negoziabili o trasferibili e utilizzabili per pagamenti o investimenti, ed esclude forme digitali di valuta nazionale e strumenti già disciplinati altrove. La sovrapposizione è ampia; l’espressione o tecnologia analoga rende la versione europea lievemente più ampia.
- Cripto-token, token digitale o coin — abbreviazioni d’uso comune per una singola unità, soprattutto se emessa sulla blockchain di qualcun altro anziché su una propria catena. Il regolamento include token nei nomi delle proprie categorie, quindi le due parole sono usate in modo intercambiabile.
- Criptovaluta — un sottoinsieme colloquiale che comprende le unità effettivamente usate come denaro. La normativa europea evita il termine: la maggior parte delle cripto-attività non è destinata a funzionare come valuta e nessuna ha corso legale.
In breve, un asset virtuale è una cripto-attività vista attraverso la lente antiriciclaggio, e una criptovaluta è un caso d’uso tra molti. In un documento di conformità, il termine di solito indica chi ha scritto le regole, non quale tipo di asset si intenda.
Perché la definizione conta nella pratica
Prima che esistesse una definizione comune, lo stesso token poteva essere uno strumento regolamentato da un lato del confine e una curiosità non regolamentata dall’altro. Gli emittenti procedevano per ipotesi, le piattaforme svolgevano una nuova analisi per ogni Paese e i detentori non potevano sapere di quale protezione disponessero. Una sola definizione elimina questa incertezza: un asset classificato in uno Stato membro mantiene lo stesso status in tutta l’Unione.
La definizione è inoltre formulata in base alla funzione, anziché alla tecnologia; il risultato dipende quindi da ciò che un token rappresenta, da come si muove e da ciò a cui fa riferimento per il valore. Il marketing di un progetto non ha alcun peso. L’abitudine utile da acquisire è capire cosa fa un token prima di accettare il nome che gli viene attribuito.
Domande frequenti
Sì, ed è l’esempio da manuale. È una rappresentazione digitale di valore, può essere trasferito e conservato elettronicamente e opera su una blockchain pubblica. Non fa riferimento a nulla per la stabilità e non è uno strumento finanziario, quindi rientra nella terza famiglia sopra descritta.
Dipende dal fatto che l’elemento sia realmente unico. Un oggetto unico che non può essere scambiato con un equivalente resta fuori dal regime, mentre le frazioni di tale token e le grandi serie i cui elementi sono di fatto fungibili tra loro vengono valutati in base al comportamento, non all’etichetta.
No. La moneta emessa da una banca centrale nell’esercizio delle proprie funzioni di autorità monetaria è esclusa, insieme all’infrastruttura su cui opera. La moneta di banca centrale e le cripto-attività emesse privatamente rientrano in ordinamenti giuridici diversi.
Quasi nulla nella sostanza. Asset virtuale è il termine internazionale antiriciclaggio, mentre cripto-attività è quello giuridico europeo; i due termini descrivono gli stessi oggetti nell’ambito di insiemi di regole diversi.
No. Se uno strumento si qualifica come strumento finanziario, continua a essere disciplinato dal diritto dei valori mobiliari e il regime delle cripto-attività non si applica. Registrare la titolarità su un registro cambia l’infrastruttura, non la natura giuridica della pretesa.